Cartolina da Mazara del Vallo

CARTOLINA DA MAZARA DEL VALLO  

Mazara del Vallo è un comune del Trapanese che viene di solito associato allo sbarco degli Arabi in Sicilia che, partendo dall’attuale città tunisina di Sousse, giunsero nell’Isola nel IX secolo. L’arrivo viene ben descritto da al-Nuwayrì, storico egiziano del XIII secolo, che così scrisse:  

Ziyàdat Allàh raccolse quindi la flotta e i combattenti e collocò alla loro testa il qàdì Asad ibn al-Furàt. La flotta salpò dalla città di Susa il sabato di metà mese di Rabìʻ al-Awwal l’anno duecentododici (14 giugno 827). [Si trattava] di circa cento navi, senza contare quelle di Eufemio. E ciò avvenne sotto il califfato di al-Mamùn. Arrivarono a Mazara (Màzar) il martedì (17 giugno 827). [Asad] ordinò di fare sbarcare i cavalli dalle navi: erano settecento cavalli da sella e diecimila fanti. rimasero [a Mazara]tre giorni e non si diresse contro di loro nessuno eccetto una sola squadra: la catturò ma quando [vide]che erano compagni di Eufemio li lasciò andare[1].  

Di questa cittadina scrisse anche Idrisi nella sua opera più famosa: 

Mazara, città splendida, superba e veramente insuperabile per le posizione e il prestigio di cui gode, ha raggiunto il vertice in quanto all’eleganza della sua sistemazione urbanistica. Essa raccoglie in sé tanti pregi quanti nessun’altra: ha mura robuste ed alte, case notevolmente graziose, arterie larghe, molte strade, mercati rigurgitanti di merci e prodotti vari, bagni sontuosi, vaste botteghe, oltre ad orti e giardini con piante pregiate; ad essa convengono viaggiatori da tutte le parti per approvvigionarsi dei suoi abbondanti prodotti. Il suo distretto è di considerevole estensione e comprende prosperi casali e masserie. Lungo le sue mura scorre il Mazara nel quale sostano le navi per fare il carico e svernano le barche[2].

 

Perdoniamo a Idrisi, geografo e viaggiatore di Ceuta vissuto alla corte di Ruggero II a Palermo, tutta la prosopopea e lo stile forse un po’ troppo celebrativo che pur emergono dalla traduzione italiana di Umberto Rizzitano nonostante l’epurazione da rime e vocaboli “attinti dal più vetusto patrimonio linguistico” a favore della scorrevolezza. Di fatto, però, è proprio vero che Mazara a partire dalla dominazione araba raggiunse davvero il grande splendore a cui Idrisi fa riferimento: quell’empòrion che la cittadina era stata durante l’epoca fenicia sembrò rinascere nell’Alto Medioevo determinando miglioramenti dal punto di vista commerciale, giuridico e demografico. L’epoca normanna, poi, portò ancor più lustro alla cittadina con la costruzione della splendida cattedrale fortemente voluta dal Gran Conte di Sicilia Ruggero, fratello di Roberto il Guiscardo, della famiglia degli Altavilla.

Mazara del Vallo conserva ancora una struttura del centro storico che di certo richiama lo schema urbanistico islamico, ovvero, la suddivisione in quattro grandi quartieri (la Giudecca, San Francesco, San Giovanni con i principali monumenti della cittadina e la Xitta). Invece, l’utilizzo del termine casbah, usato per indicare una delle attrattive turistiche di Mazara del Vallo e caratterizzata da una sorta di sistema labirintico di stradine, sembrerebbe improprio. Le città arabe, infatti, presentano una configurazione urbanistica tipica composta da una cittadella, detta medina, molto compatta, circondata da mura e dominata dalla casbah, vero centro politico e religioso, con il minareto e la moschea più importante. Della medina non pare esservi traccia nell’impianto urbanistico della città. Al di là, tuttavia, di ogni definizione urbanistica, la casbah mazarese concorre a una finalità sociologica oggi molto importante perché “è un’area fisicamente identificabile e multietnicamente densa, strettamente legata alla stratificazione storica e migratoria non solo della città ma dell’intero Mediterraneo. È un crocevia di paradossi, un luogo talmente denso di memoria da racchiudere in sé l’identità e l’alterità dei mazaresi, la marginalità del centro, l’ordine del caos, il globale nel locale, l’etnicità nella multietnicità, (…). Una realtà multietnica ancora in fase embrionale ma preludio del mondo che verrà, avendo tutti i presupposti per diventare effettivamente il centro di un dialogo quotidiano interculturale e interreligioso che vada oltre il dualismo “noi” autoctoni/“loro” immigrati.” [3]

 



[1] cit. A. Vanoli, La Sicilia musulmana, Il Mulino, 2012, pag. 59

[2] Idrisi, Il Libro di Ruggero, Flaccovio editore, 2008, pag. 41

[3] F. Rizzo, La casbah di Mazara. Dall’etnico all’esotico, in Dialoghi Mediterranei, n.15, settembre 2015