Cos'è il Ramadàn?

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Ripropongo in questa sede l'articolo nella sua interezza. Ricordiamoci che conoscere altre culture significa creare ponti... Enjoy!



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“E il mese di Ramaḍàn, il mese in cui fu rivelato il Corano come guida per gli uomini
e prova chiara di retta direzione e salvazione; non appena vedete la nuova luna,
digiunate per tutto quel mese, e chi è malato o in viaggio digiuni in seguito per altrettanti giorni.
Iddio desidera agio per voi, non disagio, e vuole che compiate il numero dei giorni
e che glorificate Iddio, perché vi ha guidato sulla retta Via,
nella speranza che Gli siate grati”.
(Corano II, 185)

 

Il Corano parla chiaro: nel mese della Rivelazione coranica, è opportuno digiunare a gloria di Iddio. Il Ramaḍàn, nono mese del calendario lunare islamico, è da poco cominciato. Con chiaro riferimento al nostro calendario gregoriano, il mese del digiuno ha avuto inizio la sera del 16 maggio e si concluderà il 14 giugno 2018.

Ma cos’è esattamente il Ramaḍàn? Perché i musulmani digiunano? Vediamo di scoprire punto per punto il significato di questo momento così importante per la comunità musulmana.  

CALENDARIO LUNARE ISLAMICO

Alessandro Bausani, celebre arabista e islamista italiano, spiega con chiarezza il calendario lunare affermando che: “Avendo Muḥammad abolito come empietà (Corano IX, 37) il mese intercalare che nel paganesimo preislamico ogni due o tre anni ristabiliva l’equilibrio fra il calendario solare e quello lunare, si ritornò con l’Islam al calendario lunare puro, prescindendo completamente da ogni corrispondenza di questo con le stagioni. I mesi lunari musulmani sono alternativamente di 29 e 30 giorni cosicché l’anno è, in tutto, di 354 giorni e addietro di undici giorni su quello solare”. Ecco, dunque, perché non vi è esatta corrispondenza tra i mesi del calendario islamico e quelli del calendario gregoriano; inoltre, questo spiega anche perché il Ramaḍàn cada in periodi diversi anno dopo anno. Si ricordi, poi, che la numerazione dell’anno non coincide con quella occidentale dal momento che essa parte dall’anno in cui avvenne l’egira, hijrah, quando cioè il Profeta lasciò la Mecca per recarsi a Medina (anno 622 d.C.): per i musulmani siamo, dunque, nell’anno 1439. Il calcolo dell’inizio del mese è particolarmente scrupoloso. Gli astronomi o i religiosi che hanno conoscenza di astronomia devono osservare il cielo notturno e individuare il primissimo falcetto di luna che indica la luna nuova. Solo in quel momento inizia il mese e, di conseguenza, inizia il digiuno. 

RAMAḌÀN: SOLO DIGIUNO?

L’idea che ci si debba astenere dall’assunzione di cibo e bevande per tutta la giornata per un mese intero è una cosa che colpisce gli occidentali i quali semplificano e, a volte, banalizzano il Ramaḍàn. Il digiuno (ṣawm o ṣiyàm) durante questo mese è e rimane meritorio anche se non obbligatorio. La Legge, infatti, ammette e raccomanda il digiuno volontario. Per digiuno si intende l’astensione non solo da cibo e bevanda dall’alba al tramonto ma anche da qualsiasi atto sessuale e da azioni e/o parole cattive: si raccomanda, dunque, di non litigare, di non mentire, di non calunniare e di non fare cattivi pensieri. Il digiuno è valido per tutti i musulmani eccezion fatta per minorenni, malati di mente, malati cronici, anziani, donne in gravidanza o durante l’allattamento o la mestruazione, i viaggiatori, chi deve compiere lavori pesanti, soprattutto, di pubblica utilità. Le donne che si trovano nelle suddette circostante e coloro i quali sono in viaggio o compiono lavori pesanti dovranno riscattare i giorni perduti di digiuno; tutti gli altri “esentati” possono riscattarsi dando un’elemosina straordinaria ai poveri. Stando ai dettami del Corano, l’inizio del giorno del Ramaḍàn è calcolato al momento in cui si delinea all’orizzonte il primo filo di luce. In questo mese, poi, la preghiera va fatta precedere dalla dichiarazione di volersi accingere al digiuno (niyyah). Il digiuno si interrompe non appena il sole è tramontato. Di solito, si compie un pasto poco prima dell’aurora, il saḥùr, per acquisire le giuste forze. Il pasto che rompe il digiuno si chiama ifṭàr; tradizionalmente si interrompe l’astensione dal cibo e dalle bevande dando un morso a un dattero in memoria del Profeta.Il digiuno del Ramaḍàn fa parte delle cinque prescrizioni dell’Islam, conosciute anche come i pilastri della fede islamica, ed è, di conseguenza, di importanza assoluta per la comunità musulmana (le altre prescrizioni sono: la shahàdah, o professione di fede, la ṣalàt o preghiera, la zakàt o elemosina rituale e il ḥajj o pellegrinaggio alla Mecca). Da qui derivano la sua peculiare importanza e l’osservanza capillare da parte dei musulmani.

Il Ramaḍàn è, dunque, un mese fervido dal punto di vista spirituale dal momento che, accanto al digiuno, si dà spazio anche alla preghiera, alla meditazione e all’autodisciplina. Non è facile, poi, digiunare quando questo mese cade nel periodo estivo i cui giorni sono più lunghi e le temperature particolarmente elevate.

 

FESTA IN FAMIGLIA

Il Ramaḍàn è un periodo di condivisione a livello famigliare. La famiglia, da sempre centrale nella mentalità islamica, si riunisce durante l’iftàr consumando una grande quantità di cibo in un’atmosfera serena e rilassata. Le pietanze variano a seconda del paese ma, di solito, si possono consumare antipasti vari, zuppe, insalate, un piatto principale a base proteica e dei dolci.

La conclusione del mese di Ramaḍàn è segnata da una delle due feste più importanti dell’anno islamico, al-‘ìd aṣ-ṣaghìr, letteralmente “la festa piccola”, detta anche‘ìd al-fiṭr, “festa della rottura del digiuno” (per completezza, l’altra festa importante per l’anno islamico è al-‘ìd al-kabìr, “la festa grande”, che ha luogo il decimo giorno del mese di dhù’l-ḥijjah). Si tratta di una festa molto sentita, nonostante sia definita “piccola”. In questo giorno ci si reca in moschea dove si recita una preghiera pubblica, la ṣalàt al-‘ìd. L’atmosfera che si vive è molto simile a quella natalizia tipicamente occidentale: come per il Natale, ci si scambia dei doni, le case sono addobbate e si trascorre la giornata in compagnia della famiglia e degli amici.

 

TRADIZIONI DAL MONDO

Se quanto finora riportato ha una valenza generale e vale per tutta la comunità islamica distribuita nel mondo, è anche vero che ciascun paese a maggioranza islamica possiede tradizioni specifiche che potrete conoscere qualora in viaggio durante questo periodo. In Libano, ad esempio, l’inizio e la fine dell’astinenza da cibo e bevande è segnata dallo scoppio quotidiano dei cannoni. Si tratta di un’usanza risalente a più di 200 anni fa quando, cioè, la Nazione faceva parte dell’Impero Ottomano. Troverete in Egitto, invece, delle bellissime e colorate lanterne, dette fànùs, simbolo di gioia e unità. Hanno un valore più culturale che religioso ma sono associate al mese del digiuno. Spesso al tramonto i bambini vanno in giro con le fanùs intonando dei canti e chiedendo ai passanti dei piccoli doni. In Iraq, invece, si gioca a mheibes, un gioco a squadra che può contare anche da 40 a 250 giocatori. Il gioco consiste nel nascondere un anello che l’altra squadra deve trovare: un giocatore, dunque, si muove tra i suoi compagni e dà l’anello a una persona; uno dei giocatori dell’altra squadra deve capire, attraverso le espressioni facciali e il linguaggio del corpo, chi ha l’anello.

 

GLI AUGURI

Se si hanno dei rapporti con dei musulmani, sono apprezzate le espressioni di augurio in virtù del periodo così fervido dal punto di vista spirituale: allora, va a tutta la comunità islamica il nostro più sentito “Ramaḍàn mubàrak” o “Ramaḍàn karìm”.

Valentina Di Bennardo

Docente Lingua Araba

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