"Il giro del mondo in ottanta giorni", Jules Verne

Lo scorso mese ho letto diversi romanzi; tra questi, un classico ottocentesco mi ha davvero colpita. Non immaginavo, infatti, quanto interessante potesse essere "Il giro del mondo in ottanta giorni" (1872) di Jules Verne. Lo confesso: non ne sapevo un granché. Ne ho comprato una copia a maggio scorso più attirata dalla copertina che dal titolo. Senza dubbio una lettura straordinaria, un viaggio intorno al mondo in buona compagnia. Ma ancora più straordinaria è la capacità che possiede questo libro tutt'oggi, ovvero, quella di rapire il lettore, divertirlo e incuriosirlo. Prima di arrivare alle mie personali conclusioni, però, vale la pena ricordare la trama. Phileas Fogg è un gentleman inglese. Anzi, rincaro la dose: è il tipico gentleman inglese vissuto nell'Ottocento. Impersona tutti i classici stereotipi che vengono di solito in mente quando si parla dell'uomo ricco londinese vissuto nel XIX secolo. Fogg è, infatti, preciso, puntuale, metodico, imperturbabile, analitico, riservato, razionale, educato. Ogni giorno - alla stessa ora - si reca al Reform Club dove si intrattiene giocando al whist. Presto, però, la vita di Mr. Fogg prenderà un'altra piega, meno ordinaria e più avventurosa. Durante una partita con altri gentlemen, mentre la conversazione affronta la notizia dell'apertura di una nuova linea ferroviaria in India, Fogg lancia una scommessa, fare il giro del mondo in ottanta giorni. Inizia, così, il lungo viaggio che il gentleman affronterà insieme al nuovo maggiordomo, Passepartout, e altri personaggi che, pagina dopo pagina, si uniranno lungo il percorso (Fix, poliziotto di Scotland Yard convinto che Fogg sia un ladro alla macchia, e Auda, salvata da un macabro rito). Viaggiare con questa bella brigata è divertente perchè - come si potrà immaginare - il viaggio non è affatto monotono ma ricco di bellissimi panorami, descrizioni di culture lontane, foreste rigogliose, avventure incredibili. Capitolo dopo capitolo, attraversiamo il Canale di Suez, l'India, la Cina, il Giappone, il Pacifico, San Francisco, New York e di nuovo un altro oceano, l'Atlantico. Incontriamo genti tra le più diverse e affascinanti; le acrobazie di Passepartout ci divertono e i mezzi di trasporto che i quattro prendono sono tra i più svariati. Fogg spende una fortuna pur di superare tutti gli ostacoli che gli si parano davanti e, nonostante le varie trappole di Fix - last but not least la prigione in Madre Patria - riuscirà a fare rientro a Londra sano e salvo all'ottantesimo giorno, credendo, però, di aver perso la scommessa per un ritardo di pochi minuti rispetto all'ora convenuta. Poco male: in una scena molto romanzata Auda rivela il suo amore verso il gentleman che ricambia il sentimento. Una lauta ricompensa per tanti sforzi e considerevoli spese sostenute in questa avventura (Tutto l'universo obbedisce all'amore, canterebbe Battiato!). Colpo di scena finale ... ma io non ve lo dico. Perché se avete intenzione di leggere il romanzo, è meglio non sapere come va a finire. O almeno non lo saprete da questo blog, nonostante la popolarità della trama (bene o male il testo è letto o studiato a scuola un pò da tutti e ci sono anche dei film che ne hanno tratto l'ispirazione).

Per concludere,"Il giro del mondo in ottanta giorni" è davvero un libro divertente e suggestivo. Perfetto per i weekend piovosi e freddi passati a casa. Ecco l'unica pecca del romanzo (ma non credo sia colpa di Jules Verne): Fogg e compagnia prenderanno anche i mezzi di trasporto tra i più strambi e impressionanti (dall'elefante alla slitta a vela), ma non utilizzeranno mai una mongolfiera. Perché in quasi tutte le edizioni del romanzo ce n'è sempre una in copertina? Dal divano di casa (luogo dove sprofondo di solito nella lettura) passiamo adesso in cucina. Ecco cosa scrive Jules Verne sulla colazione di Mr.Fogg: "Phileas Fogg si diresse subito verso la sala da pranzo, le cui finestre si aprivano su un bel giardino dagli alberi già indorati dall'autunno. Lì, prese posto al tavolo abituale, dove l'aspettava il suo coperto. La colazione era composta da un antipasto, da un pesce bollito insaporito da una "reading sauce" di prima scelta, da un roast beef scarlatto bellamente condito di "mushroom", da un dolce farcito da gambi di rabarbaro e uva spina, da un pezzetto di chester - il tutto annaffiato con qualche tazza di quell'eccellente tè, appositamente raccolto per la dispensa del Reform Club". Ma che ne dite di preparare una "Reading Sauce" per insaporire i nostri piatti?