J.M.G. Le Clézio, Il verbale

Questa è la mia prima esperienza di lettura di J.M.G. Le Clézio. Ho voluto assaporare la bellezza di una scrittura aitante nella sua versione originale, direttamente in francese. E proprio in questi giorni sto leggendo "Le procès verbal", primo romanzo del Premio Nobel francese, pubblicato in Italia col titolo "Il verbale" dalla casa editrice "DuePunti Edizioni". Si tratta di un'opera sublime, che risulta piacevolissima agli occhi di chi sa leggere, alle orecchie di chi ama ascoltare il suono di parole mordaci e alle lingue che amano leggere un paragrafo, un rigo a voce alta. Il primo romanzo pubblicato con la casa editrice Gallimard nel settembre del 1963 dall'allora giovane ventritreenne scrittore.

Al centro del libro troviamo Adam Pollo, un disertore, un uomo che non ricorda se è uscito da un manicomio, oppure, se è reduce di guerra. Un uomo che ha deciso di vivere nell'illogicità, nel disordine della natura e nella sua infinita contemplazione, nei flussi di una cosciente incoscienza, nella smisuratezza dell'irreale. Cioè, ha deciso di vivere la vita tale e quale, rimanendo lontano dalla comunità, guardando la gente da una villa abbandonata sulla costa. Ha deciso di vivere di sole, mare e tanta contemplazione. Gli argomenti di Adam - tra i più svariati e quasi stralunati - tenderanno a confondere il lettore avvezzo alla logica e alla sua linearità. Non ho ancora finito di leggere questo romanzo; mi sto lasciando ubriacare da una scrittura sinuosa, avvolgente, vivace, fredda e bruciante. Perché, per dirla con Le Clézio, "scrivere e comunicare significa essere capaci di far credere non importa cosa a non importa chi. Ma non è attraverso una serie continua d'indiscrezioni che si arriva a scuotere il baluardo di indifferenza del pubblico". Voglio proporre alcuni pezzi che mi hanno particolarmente colpita. Appunti di lettura tradotti dal francese: Sul ragionamento dialettico: "(...)  sì, in questo sistema di ragionamento che non si occupa di esperienze, occorre solo che tu mi dica, "Che ore sono?" perché io traduca: "Interrogazione di specificità partecipe di una falsa concezione dell'universo dove tutto è catalogato, classificato e dove si può scegliere come in un cassetto che qualifica un oggetto con adeguatezza. Ora, il tempo, nozione astratta, è divisibile in minuti e in secondi che aggiunti a un numero infinito di volte producono un'altra nozione astratta chiamata eternità. In altre parole, il tempo comprende il finito e l'infinito, il misurabile e l'immisurabile; contraddizione, dunque, nullità dal punto di vista logico. E'? L'esistenza: ancora una parola, un antropomorfismo rispetto all'astratto, nella misura in cui l'esistenza è la somma delle sensazioni sinestetiche di un uomo". Sulla natura: "Adam correva adesso al centro di un panorama di ferro, non morente, ma profondamente in vita, d'una animazione chiusa che deve tradursi in correnti o bolle, a cento metri sotto terra; la crosta verniciata del mondo sembrava un cavaliere che si era addormentato nella sua corazza, immobile, ma posseduto da una vita in potenza, che fa sì che il riflesso glaciale voglia dire sangue, volontà, arterie e cervello. Un fuoco senza fumo, un fuoco elettrico covava sotto il suolo nero. E di questo fuoco, la scorza della terra prendeva la potenza intera, al punto che sembrava che queste rocce, questi mari, questi alberi e queste arie bruciassero ancora più forte, erano le fiamme d'una natura pietrificata". Sulla metafisica: "Ecco come fare metafisica davanti a dei cappuccini, o a letto con una donna, o davanti a un cane schiacciato per strada, con gli occhi usciti dalle orbite e il ventre scoppiato che lascia fuggire un'onda di budella con mousse di sangue e bile". Un delirio. O semplicemente letteratura. J.M. Le Clézio, "Le procès-verbal", Editions Gallimard, 1963, 315 pp.