"La donna che leggeva troppo" di Bahiyyih Nakhjavani

Ho appena concluso la lettura del romanzo "La donna che leggeva troppo" di Bahiyyih Nakhjavani. Avevo comprato il testo qualche anno fa più attirata dalla copertina che ispirata dall'opera in sé. Era l'anno in cui uscirono diversi romanzi con al centro le figure femminili di derivazione islamica e la cosa mi provocava - da buona arabista - una certa insofferenza: vedere certi testi che parlavano di donne soggiogate, figli perduti e mai ritrovati, barbarie e ogni genere di roba melensa e sdolcinata, camuffata col velo islamico, mi dava il voltastomaco.

Quest'anno ho voluto leggerlo. Devo dire che è un romanzo interessante, diverso da quel che mi aspettavo (ah, questi pregiudizi mentali!!!). Narra la vita della poetessa di Qazvin, all'anagrafe Tahirih Qurratu’l-Ayn, poetessa vissuta in Persia nel XIX secolo. Un personaggio poco conosciuto e assai controverso:  fu nutrita dalla passione verso la conoscenza impartendo lezioni di scrittura e lettura alle donne che all'epoca venivano escluse da ogni genere di dottrina, conosceva molto bene le fonti del diritto islamico e fu esempio di emancipazione femminile a livelli altissimi. Fu accusata di eresia e omicidio, conobbe la prigionia e concluse la sua vita in modo drammatico. Apportò un contributo notevole al Bàbismo, movimento religioso fiorito in Persia nell'Ottocento, duramente ostacolato dall'ortodossia sciita locale. Oltre alla sconfinata conoscenza che disorientava ogni mufti o altra carica imperiale, viene ricordata per la sua bellezza, generosità e amore per la vita. Oggetto di scandalo e riprovazione pubblica per essersi tolta il velo in pubblico, la poetessa è simbolo di coraggio, una temerità in grado di sfidare i dogmi ciechi e cristallizzati e di contribuire al progresso della società e alla rinascita di essa attraverso una purificazione spiritual-culturale. Il personaggio è "leggero": fluttua con la stessa melodia delle sue parole e infiamma i luoghi con i suoi profumi.

Il romanzo consta di quattro capitoli: punti di vista diversi afferenti la medesima storia. Quattro donne raccontano l'avvenuto apportando spunti di riflessione personalizzati e componendo un quadro di vicende che all'inizio potrebbe sembrare labirintico. Secondo me la forza di questo romanzo è proprio questa: non seguire la "classica" linearità della trama. L'ordine naturale degli eventi è innaturalmente esposto in modo disordinato. Ma basta seguire il filo di Arianna per cogliere il pregio di ogni pagina e la complessità di un personaggio così scomodo, eppure potente. L'autrice è  in gamba: distruggere la sintassi della trama pur mantenendo un quadro logico di attività è un'operazione che richiede pazienza, lucidità e passione d'artigiano. Inoltre, la storia e con essa le pagine trasudano di femminilità: donna il personaggio principale, femminili i quattro punti di vista raccontati nei quattro capitoli, donna l'autrice. Dimenticavo: il filo d'Arianna è l'amore per la conoscenza. Se questa poetessa - lontana da noi per tempi storici, paese di derivazione, lingua e cultura - è ancora ammaliante, ciò avviene perché è in grado di risvegliare dal torpore quotidiano l'amore verso il sapere, l'interesse verso i libri, considerati come la chiave di lettura più idonea della realtà. La poetessa, infatti, sapeva leggere i tempi e prediceva avvenimenti, ma non era né una strega né una chiromante. Le bastavano la lettura e il sapere per interpretare gli avvenimenti e leggere nel cuore della gente. Bahiyyih Nakhjavani, La donna che leggeva troppo, RCS Libri Superpocket, 2007 - traduzione dall'inglese di M. Baiocchi e A. Tagliavini - pagg. 426