"Quando il comunismo finì a tavola" di F. Coratelli

Il racconto di trent'anni con ciascuna decade caratterizzata da episodi storici significativi, importanti: si parte con l'omicidio di Aldo Moro per, poi, passare alla caduta del muro di Berlino, arrivare, dunque, ai movimenti no global e, infine, ai terribili giorni della crisi del 2011. Un racconto che parte, dunque, dal 1978 e arriva (quasi) ai giorni nostri: quanto basta per vedere un'Italia, un'Europa e un mondo totalmente cambiati. O ancora, per dirla con l'autore, con tono spudoratamente beffardo, trentatré anni per smettere di mangiare bambini. "Quando il comunismo finì a tavola" di Fernando Coratelli, CaratteriMobili Editore, è un libro simpatico e scorrevole che, con arguta ironia e saggezza, presenta fatti storici di ultima fattura col punto di vista di un italiano che conosce bene la condizione del proprio Paese, sempre sul punto di lanciarsi in un cambiamento radicale che, però, non arriva mai. Fernando Corelli dà vita a una scrittura sciolta e coinvolgente, un racconto (quasi) autobiografico fatto anche di aneddoti più "leggeri" come i mondiali in Argentina, la musica dei Cure e Ufo Robot. Pagina dopo pagina, scorrono gli eventi che hanno caratterizzato i Settanta, gli Ottanta, i Novanta per approdare così al nuovo millennio. Un pianeta completamente cambiato e per giunta in fretta. E' questo l'argomento che viene affrontato in un'enoteca a Milano da uno scrittore quarantenne di origini pugliesi e una giovane giornalista. Davanti a un bel tagliere di salumi e tanto buon vino. Il cibo è onnipresente nel libro perché testimone del cambiamento. Basta guardare la copertina: su un rosa confetto (che definirei "shocking" o meglio "barbie") una "famosa" signora sorridente porta alla bocca un cucchiaio che - al posto del brodo - contiene "falci e martelli".

Il mondo sovietico e la sinistra italiana sono rivissuti dall'autore con tono nostalgico ma anche dibattuto: dai grandi ideali (il lavoro, gli scioperi, la lotta di classe) alla compartecipazione passiva all'attuale crisi. Significativo questo passaggio sugli anni Ottanta: "(...) e non solo, veniamo invasi da una cucina che rappresenta la pochezza, la stupidità dei tempi. La rucola riempie ogni cazzo di piatto, ce la propinano ovunque; le tavole debordano di penne alla vodka, di tortellini alla panna e prosciutto, panna e piselli, panna e limone, panna e cazzi. Scoppia la moda delle tartine al caviale o allo storione per chi non può permettersi quelle schifose ovette nere. Vodka, panna, salmone, caviale - tutta roba appannaggio russa, capisci? Nell'epoca in cui l'impero sovietico si sfalda gli si dà il colpo di grazia servendo a tavola, a mò di trend, robaccia loro. E noi smettiamo di mangiare pizza margherita, pasta al forno e orecchiette al ragù. La società dell'immagine prende piede pure a tavola: non vuoi provare queste penne alla vodka? Guarda come si presentano bene. Da un lato ci rimpinziamo di merda a stelle e strisce, cheeseburger, ketchup e maionese, dall'altro ci illudiamo di essere raffinati con tristezze baltiche innaffiate di vodka. E su tutto impera la rucola". Non è forse vero? Vi ricordate quante farfallette al salmone e tortellini alla panna e prosciutto mangiavamo negli anni Ottanta? E il ketchup non faceva, forse, ingresso nelle case degli italiani? Adesso, invece, è il momento del sushi e sashimi... Ma dietro a tanto cibo c'è pur sempre una riflessione sull'evoluzione (triste) del pensiero di sinistra. "Questa è l'Italia di oggi, forse l'intero Occidente. Questo è il mondo floscio plasmatosi nel marshmallow degli anni Ottanta: abbiamo cominciato a nutrirci di junk food affogato in ketchup e maionese, poi abbiamo fluttuato nelle mode etniche, dal cinese al giapponese, fino ad arrivare allo slow food che combatteva le multinazionali del junk food che mangiavamo prima, per poi scivolare da fighetti nelle enoteche a degustare vini. Tutto questo mentre dalla alte sfere lobbistiche si preparavano, si sistemavano e infine assestavano l'inculata galattica: la crisi globale e finanziaria che aumenta a dislivello la forbice tra ricchi e poveri. E la sinistra che faceva? Inebetita frequentava salotti, assaggiava sapori della terra e scambiava ometti con il golfino per amichetti con cui andare a cena". Beh, freschi di nuove elezioni, ci sarebbero molte altre considerazioni da aggiungere. Sperando in un miglioramento generale nel mondo e, soprattutto in Italia, mi limito solo a ricordare un film e, in particolare, una deliziosa scena che ritraeva una nazione che oggi non esiste più: [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=2fjdkD-Ay1Q] Il libro: Fernando Coratelli, Quando il comunismo finì a tavola, CaratteriMobili editore, pp.125 Il film: "Caruso Pascoski di padre polacco" di Francesco Nuti, 1988